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Storia,miti e leggende


Sei nella categoria: ANTICHE CULTURE

Giovedì, 13. Dicembre 2012
ANTICO EGITTO - La Maledizione dei Faraoni
By mariapace2010, 15:28


Qualcuno crede ancora nella “Maledizione dei Faraoni”? Probabilmente sì! C’è qualcosa di vero? Naturalmente no! Come e quando è sorta questa leggenda? Che cosa l’ha alimentata così a lungo?

Tutto cominciò quando l’archeologo inglese Haward Carter scoprì la tomba del celeberrimo faraone Thut-ank-Ammon, durante una spedizione archeologica finanziata dal magnate americano Rimanderemo ad altra occasione la straordinaria e clamorosa scoperta di questa tomba e resteremo nell’ambito della più colossale “bufala” (così la chiameremmo oggi), architettata ad arte per sfruttare un’inaspettata ingenuità, dilagante nel momento intero.

Innanzitutto bisogna riconoscere l’uso che nel Mondo Antico si faceva di formule di maledizione per colpire o annientare un nemico. (uso che purtroppo persiste ancor oggi: basta seguire qualche programma televisivo)

Una delle forme più comuni di Maledizione, presso l’antico popolo egizio, era quello di scrivere una formula magica su un vaso o un coccio, facendola seguire dal nome del malcapitato: una formula con cui, naturalmente, si augurava ogni sorta di sciagura. Nel corso di una cerimonia si mandava in frantumi il vaso, accompagnando l’atto con le Parole Magiche: le He-kau. Studiosi ed archeologi moderni, sia quelli seri che quelli che seri non erano affatto, conoscevano perfettamente l’uso di quelle pratiche. Una di queste tavolette maldicenti fu trovata da un assistente di Carter.

Fu dapprima catalogata come tutti gli altri reperti, ma in seguito, ripulita del terriccio, venne decifrata. I geroglifici recitavano così: “la morte colga con le sue ali chiunque disturberà il sonno del Faraone.”

Fra il personale addetto agli scavi si diffuse un’immediata inquietudine: consapevoli delle paure ancestrali degli uomini del posto (manovali, sterratori, portatori) in primo momento si cercò di tenere segreta la notizia di quel ritrovamento e si fece perfino scomparire il reperto.

Ancora oggi non si sa dove sia… né se sia davvero esistito. Si trattava, però, di una notizia davvero ghiotta; impossibile da nascondere. Non passò molto tempo, perciò, prima che arrivasse a gente di pochi scrupoli e con conoscenze archeologiche e scientifiche praticamente nulle: avventurieri, truffatori e, immancabilmente, esoterici.

Quasi ad avvalorare le teorie di costoro, che sostenevano l’esistenza di una “maledizione”, una seconda iscrizione maldicente comparve all’interno della camera principale del sepolcro e recitava pressappoco così: “Io respingo i ladri di tombe e proteggo questa hut-ka (sepolcro)”

La notizia fece il giro del mondo e la leggenda della “Maledizione di Thut-ank-Ammon” ebbe inizio. Come resistere a quell’affascinante storia di fantasmi e mistero? Tredici, delle ventidue persone che componevano la Spedizione-Carter, persero la vita, si disse.

Si disse e si ripeté per anni in tutto il mondo e in tutte le lingue, alimentando una superstizione che aveva il fascino del più profondo mistero. Si alimentò ad arte un’inquietudine ed una paura sempre crescente. “Chiunque entri a contatto – si diceva – con la tomba del faraone Thut-ank-Ammon, resta vittima della sua Maledizione.”

Quel che si ometteva di dire, però, era il fatto che tutte quelle mori erano spiegabili, perché provocate da fattori naturali (cattiva igiene, malaria, morsi di serpenti, ignoranza). Si omise, ad esempio, di precisare che molte di quelle morti erano avvenute in tempi molto successivi e per cause tutt’altro che misteriose.

La leggenda della Maledizione, però, era estremamente affascinante e quel fascino catturava molti… Troppi, forse. Catturò letteratura e cinema. Soprattutto il cinema, che girò una pellicola dal titolo suggestivo: “La Mummia”, che fece da battistrada ad un filone di genere nuovo e accattivante: il “fantasy”.

Cos’è, dunque, la “Maledizione dei Faraoni”? Gli studiosi conoscono perfettamente la profonda religiosità dell’antico popolo egizio: religiosità permeata di magia e superstizione, prodigi e misteri. Una elite di persone, però, si staccava dalla moltitudine e nella misura in cui la Conoscenza cresceva (Scienza, Astronomia, Matematica, Medicina, Architettura, ecc) crescevano anche il loro sapere e il divario con un popolo lasciato nell’ignoranza. ( come in tutte le culture, naturalmente.

Non esclusa la nostra) Gli studiosi conoscono anche lo sforzo costante degli antichi Sacerdoti egizi per proteggere le tombe da profanatori e saccheggiatori, in azione fin dai tempi più remoti.

Congegni, trabocchetti, trappole: nulla di tutto ciò avrebbe tenuto lontano ladri audaci e con nulla da perdere. Una sola forza poteva trattenerli e fermarli. I Sacerdoti egizi la conoscevano bene: la paura. La paura alimentata ad arte dalla superstizione; la paura dell’inspiegabile e dell’ignoto. In altre parole: la paura di una “maledizione”.

Per farlo, però, bisognava rendere credibili ed efficaci le minacce di una “maledizione”. Quali mezzi avevano, gli antichi Sacerdoti egizi, per farlo? Possedevano conoscenze scientifiche e tecniche totalmente ignote al popolo e che custodivano assai gelosamente. Un esempio?

Gli antichi Sacerdoti egizi conoscevano gli effetti (ignorandone la causa) di sostanze radioattive come il radio o l’uranio; soprattutto quest’ultimo, che trovavano in profondità nelle miniere d’oro. Conoscevano le proprietà allucinogene o letali di certe piante e sostanze: oppio, aconito, cicuta, arsenico, i cui fiori dai petali colorati rallegravano i famosi “giardini di Hathor”… e non solo quelli. Nessun congegno, per quanto pericoloso, poteva essere efficace quanto un’allucinazione o una morte inspiegabile.

Se ancora oggi esistono persone ingenue che credono nelle maledizioni e si affidano a responsi, (lo attesta la numerosa clientela di santoni, veggenti e chiromanti) come stupirsi che in un passato così remoto ne fosse vittima gente ignorante e superstiziosa?

Ed ecco la domanda cruciale: che cos’è, in realtà, la famosa “maledizione dei Faraoni”? Sono le conoscenze scientifiche e tecniche che gli Antichi Egizi possedevano e mettevano in pratica per proteggere le loro tombe.

Com’è nata, in tempi moderni, quella leggenda? Nacque dall’incredibile interesse mondiale sorto intorno a quella tomba, la più ricca mai scoperta prima, e fu alimentata da una stampa irresponsabile e da fantasiosi narratori, i quali cavalcarono l’emotivita, l’ignoranza e quell’inconscio desiderio di favole che è in fondo allo spirito di ognuno di noi.

Esoterici e pseudo-studiosi fecero il resto, proponendo le più stravaganti ed improbabili fantasie e spacciandole per teorie che… se non sbaglio, sono cose che vanno dimostrate. La “maledizione dei Faraoni” non è neppure una teoria, ma solo una fantasia per tutti quelli che credono in quel genere di favole.

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Domenica, 18. Novembre 2012
ANTICO EGITTO- Perché gli Egizi si facevano ritrarre di lato?
By mariapace2010, 09:04



Le teorie più strampalate sono state formulate al riguardo: tecniche di pittura, stile… perfino una forma di danza.

  Molti cineasti, infatti, si sono sbizzarriti a mettere una a fianco dell’altra, ballerine con braccia per aria, una tesa in avanti e l’altra all’indietro.

In realtà, la spiegazione è assai più profonda. Intanto, si fa notare che, a ben osservare, le pitture ritraggono le persone in ogni angolazione del corpo: fianco, gambe e braccia tese in avanti e indietro, testa e busto con rotazione di 45° circa…

Perché, dunque, quella particolare posa?

Durante le Cerimonie Funebri si celebravano Rituali Magici per consentire al defunto di “risorgere” e tornare in vita, rituali che venivano officiati dal sacerdote sem (riconoscibile per la pelle di leopardo in spalla) e dal sacerdote chery-webb (riconoscibile per la stola bianca). Il primo si serviva di strumenti magici, come l’ur-reka, con cui toccava ogni singola parte del corpo e il secondo accompagnava quei gesti con formule magiche, le He-Kau.

Si praticava il rito direttamente sulla mummia del defunto o sulla statua che lo rappresentava, ma anche sulle pitture parietali della tomba. Nei primi due casi era facile toccare il corpo in ogni sua parte: braccia, gambe, testata, busto…

Più difficile, invece, con le pitture, in cui, non tutte le parti del corpo erano visibili. Per poterle raggiungere, bisognava esporre quelle nascoste: la parte interna di gambe e braccia, ad esempio, ed ecco la necessità di tenderle in avanti o indietro. Per mostrare sia il petto che le spalle, bisognava fare una piccola torsione del busto, così come per la testa, se si voleva evidenziare sia la faccia che la nuca.

Niente danze, dunque, ma solo la necessità di rendere visibili le varie parti del corpo per procedere al Rito.

Interessante, vero?

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Venerdì, 17. Agosto 2012
ANTICO EGITTO - Mummificazione o Imbalsamazione?
By mariapace2010, 19:03

ANTICO EGITTO: Mummificazione o Imbalsamazione?


 MUMMIA! Un termine che evoca terrificanti, hollywoodiane scene di “zombi” che avanzano barcollando e perdendo pezzi di bende. Questo termine, perciò, è diventato sinonimo di cosa raccapricciante e spaventevole.
 Mummia o corpo imbalsamato?
 Naturalmente non è la stessa cosa, anche si tende a definire “mummia” qualunque corpo conservato, proveniente dal passato.
 La mummificazione è un processo naturale di conservazione del corpo mentre l’ imbalsamazione è un processo artificiale.
Nel primo caso occorrono: assenza totale di umidità e temperature elevatissime oppure bassissime. (vedi la mummia del Similao). Nel secondo caso, invece, occorrono balsami (da cui il termine) ed altre sostanze necessarie al processo di conservazione.

Gli Antichi Egizi hanno praticato la mummificazione fino alla III o IV Dinastia dei Faraoni; in qualche caso anche durante la VI Dinastia, quando, cioè, per le sepolture (a parte la Piramide) venivano scelti siti desertici ad elevata temperatura e scavando in profondità.
 A partire dalla VI Dinastia e soprattutto durante il Nuovo Impero, quando la capitale si spostò da Memfi a Tebe, nella Valle, dove l’umidità era assai più elevata, nacque l’esigenza di trovare un rimedio all’azione di decomposizione dei corpi. Il processo di imbalsamazione era lungo ed elaborato e poteva durare fin anche a 60 – 70 giorni; le operazioni erano numerose.
Per primo si estraeva il cervello, attraverso le narici e con l’ausilio di un martelletto ed attrezzi chirurgici; il cuore, invece, salvo rare eccezioni, restava in loco. Gli occhi venivano sostituiti con globi o altro materiale. Successivamente si praticava un’incisione di una decina circa di centimetri sul fianco sinistro del corpo, sufficiente all’imbalsamatore (un medico, perfetto conoscitore della struttura interna di un corpo) di introdurvi una mano per estrarre i tessuti molli: intestino, fegato, polmone e stomaco. Questi, la loro volta, venivano trattati e conservati, il più integralmente possibile, in appositi vasi detti canopi , dal nome della città in cui si producevano: Canopo. Al loro posto nella cavità, venivano introdotte sostanze varie: profumi, balsami, resine, sabbia, ecc…
Poiché non esisteva ancora pratica di sutura delle ferite e l’apertura tendeva ad allargarsi ed a rigettare il materiale introdotto, si ricorse all’uso di bende.
All’inizio si trattò di un bendaggio leggero; in seguito, però, a partire dalla XVIII Dinastia, quello del bendaggio (fino a venti strati) divenne un vero rituale durante il quale ogni parte del corpo veniva affidata alla protezione di una specifica Divinità. Sostanziale, dunque, la differenza tra mummificazione ed imbalsamazione.
Ciò nonostante, si indica un corpo sottoposto a processo di conservazione, con un solo termine: MUMMIA.

 Ma da dove deriva questo termine? All’inizio dell’avventura egizia, alcuni studiosi cercavano di studiare le sostanze che facevano da collante alle bende; ancora oggi, alcune di quelle sostanze sono rimaste sconosciute: forse provenienti da piante estinte o, forse, altro. Si scoprì una sostanza scura ed appiccicosa, simile al bitume. Il bitume, in Egitto, veniva indicato con termini quali: mummif o mumiya.
Si usò lo stesso termine per indicare quel corpo oggetto di studio e tutti gli altri: MUMMIA, per l’appunto E’ facile distinguere una mummia da un corpo imbalsamato: la prima è sempre coperta da un semplice sudario, il secondo è avvolto nelle bende. Nel Museo Egizio di Torino ve ne sono di assai interessanti e facili da riconoscere nella loro diversità.

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Giovedì, 28. Giugno 2012
ANTICO EGITTO... ma... gli Egizi adoravano davvero gli animali?
By mariapace2010, 17:23




Una domanda che mi sento spesso rivolgere è: gli Egizi adoravano gli animali? Esisteva, cioè, un culto degli animali?
 Di certo c’è che gli animali facevano parte della dieta alimentare di questo popolo ed erano utilizzati per i lavori più pesanti.

Davvero dobbiamo credere che quei geniali costruttori e perfetti conoscitori del corpo fisico si genuflettessero davanti ad una mucca o ad un gatto che attraversasse il loro cammino?
E’ pur vero, però, che gli Dei dell’Antico Egitto sono spesso raffigurati con testa animale: toro, gatta, leonessa, ibis, ecc..
 Come tutte le Religioni, anche quella egizia… soprattutto quella egizia, si serve di simboli per rendersi più comprensibile.
Gli Dei egizi possiedono un corpo composto di materie preziose: d’oro è la carne, di lapislazzulo i capelli, di corniola il sangue, ecc.., ma non si rendono visibili agli occhi umani.
 Sono gli uomini che attribuiscono loro una forma. Per quanto sconcertante possa apparire ai nostri occhi, le Divinità egizie hanno l’aspetto di un essere ibrido, (metà uomo e metà animale) ma si tratta sempre di simboli per esprimere una funzione o una specifica qualità della Divinità e non corrisponde al suo aspetto reale.
 Qualche esempio: il seno di una vacca simboleggia il cielo e NUT, Dea del Cielo, viene raffigurata con orecchie bovine. Quale simbolo si può scegliere per raffigurare l’irruenza e la fertilità delle acque del Nilo se non un toro? Ed ecco Hapy, dalla testa di toro.
 E come esprimere la potenza e l’ardenza del Sole, se non attraverso la forza e la determinazione di una leonessa? Sekhmet, sposa di Ptha, è raffigurata con testa di leonessa. (nota: al Museo Egizio di Torino ci sono più di venti splendide statue che raffigurano questa Dea)
 Le forze di crescita della Vegetazione, invece, sono associate ai serpenti, (Mertseger, Buto, Apofi, ecc) mentre quelle del Cielo, a falchi ed avvoltoi (Horo, Nekhbet, ecc..)
 E Anubi? Quale simbolo più appropriato scegliere per questa Divinità inquietante e misteriosa, se non uno sciacallo del deserto? In realtà, questi animali “divinizzati” non hanno nulla in comune con i loro simili viventi, se non la forma: sono il simbolo di funzioni e qualità divine. Niente di più.

 Qualcosa di nuovo, però, avviene in tarda età, causa la decadenza politica del Paese e la dominazione straniera. Il significato simbolico dell’immagine divina va sempre più perdendosi a favore di un vero culto degli animali, favorito dal dominatore straniero: greco o romano.
 Solo in questo periodo storico, infatti, gli animali, simboli di Divinità, divengono a loro volta Divinità: sacri ed intoccabili. Pena la morte per chi li offende. Superstizione? Certo! Per un popolo conquistatore è stato sempre più facile governare la superstizione che la religione o, addirittura, la ragione. Del resto… non accade qualcosa di simile ancor oggi?

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Giovedì, 21. Giugno 2012
ANTICO EGITTO - Gli Dei maggiori (seguito)
By mariapace2010, 13:43

ANUBI





La più inquietante delle Divinità egizie, ma anche la più affascinante. Era l’altro figlio di Osiride… figlio bastardo di Osiride, nato da una notte d’amore rubato.
 Nefty, l’altra figlia di Geb e Nut, perdutamente innamorata del fratello, approfittò, una notte, dell’assenza di Iside, sorella e sposa di Osiride, e si infilò nella stuoia di Osiride (ad insaputa di questi, si capisce: era risaputo il suo amore per la bella e potente sposina)
 Da quella notte di passione nacque Anubi, che Nefty si affrettò ad esporre tra le canne del Nilo nella speranza che qualche coccodrillo ne facesse il suo pasto. Ciò non accadde.
Per ovvie ragioni! Al contrario, secondo la leggenda, proprio un coccodrillo trasportò tra le fauci il piccolo dall’altra parte del fiume e lo depose fra una cucciolata di sciacalli; mamma-sciacallo si prese immediatamente cura di lui. Lo fece fino a quando la misericordiosa Iside non venne avvertita da Thot
. La Dea si precipitò a raccoglierlo e lo allevò come figlio. Ancora ragazzo, forse per sdebitarsi con la Dea, Anubi inventò la pratica d’imbalsamazione e la usò per preservare il corpo di Osiride dalla corruzione.
 Anubi è raffigurato con testa di sciacallo o sciacallo dal colore nerissimo, in ricordo, forse, della sua vita infantile trascorsa tra quegli animali
. Il suo colore nero, però, non è quello del lutto (che è, invece, il bianco), ma è quello del bitume, necessario all’imbalsamazione, per cui il nero diventa il colore della Rinascita
. Egli stesso era una Divinità della Rinascita e il Sacerdote funerario che presiedeva all’imbalsamazione di un cadavere, indossava la sua maschera.
 Divinità dai molteplici aspetti, gli furono attribuite diverse funzioni: Patrono dell’Imbalsamazione, Traghettatore dei defunti, Reggitore della Sacra Bilancia, Signore della Necropoli, Signore dell’Aldilà.




 THOT



 Dio della Scienza e della Sapienza, inventore della Scrittura e Patrono degli Scribi e degli Intellettuali, Thot era raffigurato con testa di Ibis (o babbuino); il suo culto era praticato ad Hermopolis.
 Divinità dagli aspetti molteplici, è associato anche alla magia e al Mistero, fu da Thot, infatti, che Iside apprese tutte le sue arti magiche. Scriba Divino, egli è presente nel Tribunale di Osiride e sorveglia la Sacra Bilancia di Maat durante la Cerimonia della Psicostasia (Pesatura dell’anima) a cui doveva sottostare il defunto. Tale Cerimonia consisteva nell’affermare la propria Dichiarazione d’Innocenza dei peccati di cui si veniva accusati. La veridicità di tale affermazione era confermata o negata dalla Sacra Bilancia sui cui piattelli venivano posti il cuore e una piuma: quella che la Dea Maat portava sul capo.

Thot, quale Dio Saggio e Riflessivo, è spesso presente anche in molte delle dispute fra Dei, come quella fra Seth e Horo, fra Iside e Seth. Thot è anche un Dio-lunare e un altro dei suoi aspetti è il susseguirsi delle fasi lunari.


 HAPY



 Dio del Nilo e anche nome del fiume, era la personificazione delle fecondità delle sue acque e, per questo, raffigurato con i caratteri di entrambi i sessi.
 L’unico Tempio a lui dedicato si trovava sull’isola di Rodha, poiché il fiume stesso era il suo Tempio. Si riteneva, infatti, che risiedesse in una caverna oltre la cataratta. Raffigurato con testa di toro, nel Tempio di Rodha viveva il Toro Sacro che per essere tale doveva possedere alcuni requisiti: una macchia triangolare bianca sulla fronte, un’altra a forma di ali di avvoltoio sulle spalle, ecc..
 Durante le festività in suo onore, in occasione dello straripare delle acque, le porte del Santuario si spalancavano e il Toro Sacro veniva fatto sfilare tra una folla festante che gettava ai suoi piedi tavolette e pezzi di pietra levigata con richieste di grazie. Se il Toro le toccava con gli zoccoli, le grazie sarebbero state concesse…. Se poi non accadeva… bastava riprovare l’anno successivo.
 Alla morte, il Toro Sacro veniva imbalsamato e portato in corteo nella necropoli e i sacerdoti si mettevano subito alla ricerca del successore.

APEP


Meglio conosciuto come Apofi (cinematograficamente e letterarialente), Apep, Dragone Malefico, era il simbolo delle Tenebre e del Male assoluto.
Creatura primordiale, figlio del NUN (Caos Primordiale) è diverso da Seth; mentre quest’ultimo è Perturbatore dell’Armonia Cosmica e dell’Universo, Apep, invece, mira a distruggere l’Universo. Ogni notte, infatti, contrasta il passo alle forze della Luce, simboleggiate da Ra, il Sole.
E’ l’eterno contrasto tra il Bene e il Male, la Luce e l’Oscurità. Lo scontro tra Ra e Apep, alla Settima Ora del viaggio di Ra a bordo della Barca Solare lungo le vie della DUAT, l’Oltretomba, vede impegnata l’intera “Divina Compagnia. C’è Thot, c’è Anubi e c’è Horo; non mancano Kepri e Haracty e non manca Maat. C’è perfino Seth e sarà proprio il Signore delle Tempeste a uccidere il Dragone Cosmico… ma solo fino alla notte successiva, naturalmente, e ciò, fino alla fine dei tempi. In quello stesso momento, anche sulla Terra, per agevolare la vittoria di Ra, i suoi sacerdoti sono impegnati in un rituale magico, fatto di rew ed he-kau, (Incantesimi e formule magiche) e bruciando una figurina in cera del malefico dragone. (continua)

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ANTICO EGITTO - Gli Dei maggiori
By mariapace2010, 13:23

OSIRIDE: il mito del Dio morto e risorto


  Figlio di Geb (Terra) e di Nut (Cielo), fu la prima Divinità ad avere un regno terreno. Al centro della Dottrina Osiriaca, che da Lui prese il nome e che si professava nel Santuario di Abidos, la sua figura risale ad epoca predinastica.

Secondo quella Dottrina, Osiride sposò la sorella Iside, che gli diede un figlio, Horo, ma venne ucciso dal fratello Seth, che ne ridusse in pezzi il corpo e li disperse sulla terra. Iside, dopo lungo peregrinare riuscì a recuperare e ricomporre il cadavere; Anubi, l’altro figlio di Osiride, ne mummificò il corpo e lo preservò dalla decomposizione.

Perseguitato, morto e risorto, divenne simbolo di Resurrezione e Rinascita. Il suo culto, come Patrono e Giudice di un Aldilà terreno (la DUAT), ebbe, per la prima volta, carattere democratico e non più solamente aristocratico o faraonico. E’ raffigurato con aspetto mummiforme e con in mano scettro e flagello; in testa porta l’atef, Corona a due Piume. Patrono dei defunti, presiedeva il Tribunale della Verità e della Giustizia, e, insieme ai 42 Giudici, giudicava il defunto e la sua Dichiarazione d’innocenza davanti alla Sacra Bilancia di Maat, Dea della Giustizia

 

. SETH Antichissima Divinità protettrice dell’Alto Egitto, in particolare del Distretto di Ombos,


 Seth venne in seguito integrato nella dottrina Osiriaca e identificato come Dio del Male. (il suo geroglifico è lo stesso indicare la tempesta e il deserto) E’ raffigurato con testa ibrida. Nella Saga Osiriaca, Seth diventa figlio di Geb e Nut e fratello di Iside, Osiride e Nefty. Il territorio viene spartito fra i due fratelli: Seth governerà sull’Alto Egitto e Osiride sul Basso Egitto. La mitologia Osiriaca, però, fa di lui l’uccisore del fratello e il persecutore del piccolo Horo, il figlio che Osiride aveva avuto da Iside. Tutto, per impadronirsi dell’intero territorio e regnare da solo, fino a quando Horo, cresciuto, non si riprenderà il maltolto. E’ facile riscontrare la realtà storica in questo racconto mitologico. Numerosi scontri avvennero, con alterne vicende, tra i principi dell’Alto e Basso Egitto prima dell’unificazione dell’intero territorio che prese il nome di: Paese delle Due Terre. Solo più tardi, infatti, si chiamò Hut-Ka-Ptha, (Dimora-dello Spirito-di Ptha) da cui la traduzione greca Ae-gi-pthos e infine quella italiana di Egitto. Seth ( alcuni studiosi ravvisano, oggi, il suo nome nella radice del nome Satana) fu, dunque, una Divinità dagli aspetti molteplici che alla fine venne associato al male.

Soltanto molto più tardi, in epoca Ramessida, questa tanto bistrattata Divinità conobbe un tentativo di riabilitazione: Sethi, faraone della XIX Dinastia, e suo figlio Ramesse II provarono, con scarsi risultati, ad imporre la sua riabilitazione.

  Sethy quanto Ra-m-seth, erano Faraoni, originari dell’Alto Egitto, e con i loro nomi intendevano, per l’appunto, onorare questa Divinità: Sethy vuol dire: Figlio di Seth (o Protetto di Seth) Ra-m-Seth: Ra vive in armonia con Seth (un tentativo di imporre al tutto il territorio una tolleranza di culti)


HORO


Figlio di Osiride ed Iside, raffigurato con testa di Falco, Horo simboleggia la regalità divina e la natura divina del faraone.

Lo troviamo al centro della Dottrina Osiriaca come vendicatore del padre ucciso da Seth. Iside, racconta la leggenda, per proteggerlo dallo zio lo nascose nelle paludi, affidandolo alle cure del deforme Bes, Dispensatore delle Sabbie-del-Sonno. Quando il piccolo Dio fu cresciuto, affrontò Seth in epiche battaglie che, però, non vedevano un vinto né un vincitore.

Horo si vide strappare un occhio (da cui: Occhio di Horo o Occhio di Osiride, di cui parleremo in seguito e da non confondere con l’Occhio di Ra) e Seth fu mutilato degli attributi sessuali.

Alla fine, Ra si vide costretto ad intervenire e dopo un’Assemblea con tutti gli Dei, fu deciso quanto segue: a Horo il potere sulla Luce ed a Seth quello sulla Tenebra… anche se non tutti furono soddisfatti dell’assegnazione di quei ruoli…

 Ma c’è qualcuno contento di qualcosa?... Gli Dei non facevano eccezione,,, anzi! Horo, però, è anche la “Manifestazione di Ra” (attraverso l’astro solare); Horo è presente a bordo della Barca Solare durante il tragitto notturno e ancora, Horo è accanto al defunto durante il Giudizio del Tribunale di Osiride.


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ANTICO EGITTO - gli Dei della Creazione
By mariapace2010, 13:12

ATUM E’ il Supremo, il Dio-Creatore ed Eterno ed è spesso rappresentato da un triangolo con un Occhio al centro. (nota: non si tratta mai di occhio umano, bensì di un occhio di falco).

 Lo si incontra nelle credenze più antiche, ma è presente anche in tarda età e su tutto il territorio. Sarà Atum a creare nel bel mezzo del Nun (le Acque Primordiali) la Bolla entro cui sarà plasmato l’Universo ed in cui verranno collocati terra, cielo, monti, fiumi, mari…

Una leggenda narra che, essendosi i suoi figli, Shu (Aria) e Tefnut (Umidità), allontanati da Lui, all’interno del Nun, Egli avesse inviato alla loro ricerca il suo Udjat , il suo “Occhio” Ricondotti da Lui i fuggitivi, l’Occhio si accorse che durante la sua assenza un altro “Occhio” aveva preso il suo posto sulla fronte di Atum e si adirò. Si adirò così tanto,che Atum per placarlo dovette trasformarlo in un Cobra reale e attorcigliarselo intorno alla fronte: la prima forma, dicevano gli Antichi Egizi, di “incoronazione reale”. Dopo la creazione della Vita, i due Occhi diventarono il Sole e la Luna: il Solare Horo e il Lunare Thot.

 

Segue: il dio PTHA PTHA Era la Divinità più antica e importante del territorio, anche se da noi meno conosciuta.

 Era così importante,da dare il nome al Paese. EGITTO, infatti, traduzione italiana del termine greco Ae-gi-pthos, è la trasposizione dell’antico egizio Hut-ka-Ptha, che significa: Dimora-dello spirito-di Ptha. Patrono della città di Memfi, Ptha era il Dio protettore di Artisti e Architetti e di quelli che oggi chiameremmo: Intellettuali. Verbo e Parola, era il Dio auto-creatore e il Creatore degli altri Dei, degli uomini e di tutte le cose: per questo fu identificato con Atum e chiamato anche:Ptha-Atum. In competizione con l’altro Dio Creatore, Ra, nelle prime Dinastie, Ptha conobbe diverse difficoltà

. Fu in quell’epoca, infatti, dopo l’unificazione delle Due Terre (l’Alto e il Basso Egitto) che si consumò la lotta per il potere che vide, intorno alla VI Dinastia, la piena vittoria e supremazia del Sacerdoti di Ra su quelli di Ptha Memfi, però, “la “Città del Muro Bianco” restò capitale fino al Nuovo Regno e continuò ad essere il centro della famosa “Dottrina Menfitica”. E’ raffigurato con aspetto mummiforme e in mano regge gli strumenti del potere: Ank (Croce della Vita), zed (Pilastro) e was (scettro).

 

RA Altro Dio Creatore, che aveva il suo culto ad On o Jun, la Heliopolis dei Greci: la Città del Sole. Ra, del sole, rappresentava il massimo splendore. Associato ad Atum, era invocato anche con l’appellativo di Atum-Ra. Con Khepri, (rappresentato dallo Scarabeo) il Sole che sorge, ed Ammon, ( Ariete) il sole che tramonta, costituiva l’evoluzione dell’astro.

  Elevato al rango di Padre degli Dei, era spesso presente nelle Questioni-Divine, come la rivalità tra Seth e Horo o i miti riguardanti Iside. Nel Tempio di Ra. Ad Heliopolis, si professava la Dottrina, ma si creavano anche, o si facevano cadere, Faraoni e Dinastie. Furono proprio i sacerdoti di Ra ad impostare le credenze divine verso cui orientare il popolo, facendo del Faraone un Dio-Vivente in terra. Il loro potere era illimitato; secondo solo a quello del faraone che, di Ra, era anche il Sacerdote Massimo.

Ra era raffigurato come falco antropomorfo, con disco solare e ureo (cobra reale) sul capo. Intorno a lui nacque una mitologia che lo vedeva protagonista di viaggi notturni sulla Barca Solare e in lotta con Apep, il Dragone Cosmico

 

, AMMON Altro Dio-Creatore, nella teologia di Tebe, fu presto associato a Ra e divenne Ammon-Ra.

Durante la XVIII Dinastia fu duramente contestato dal faraone Amenopeth IV, che giunse a sostituirlo con Aton per arginare lo strapotere dei suoi sacerdoti. Il Faraone abolì il culto di tutti gli altri Dei e tentò di imporre il monoteismo in nome di Aton. Fondò una città in onore del nuovo Dio e assunse un nuovo nome: Akenaton

. Era, però, una dottrina troppo avanguardista e alla sua morte, (avvenuta in circostanze misteriose) Ammon ritornò sugli altari e il Faraone-eretico, come fu etichettato, fu fatto precipitare in un dimenticatoio che solo oggi è stato riscattato.

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Sabato, 26. Maggio 2012
ISRAELITI e ISMAELITI
By mariapace2010, 17:26

ISRAELITI ed ISMAELITI


  Ismaeliti ed Israeliti: sono i discendenti di Ismaele ed Isacco, i figli di Abramo, il grande Patriarca, fondatore delle tre moderne Religioni monoteiste

. AGAR, di origine egiziana, era la madre di Ismaele e SARA, di origine babilonese, era la madre di Isacco.

Chi volesse conoscere le origini storiche del popolo israelita e le loro credenze, gli usi e i costumi,(attinti alla cultura egizia ed a quella babilonese) può trovare esaurienti risposte nel libro di Maria PACE:         “A G A R

” che può richiedere presso:

- www.amazon.book

www.google.book

- www.lulu.book a tutti gli interessati, buona lettura.

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Lunedì, 02. Aprile 2012
ANTICA GALLIA - Valleda, sacerdotessa druida
By mariapace2010, 14:43

ANTICA GALLIA:

 Valleda sacerdotessa druida Leggenda o realtà, si dice che le Druidesse, sacerdotesse celtiche, godessero dello stesso potere e prestigio dei Druidi, i sacerdoti

. In più, quelle donne praticavano anche l’arte della Divinazione ed avevano profonda conoscenza di erbe magiche e medicamentose. Vivevano da sole in luoghi impervi e boscosi e si concedevano ad un uomo una sola volta nell’anno ed a volte restavano vergine per tutta la vita

. Era il caso di Velleda

. Nella cultura celtica la donna godeva di grande considerazione da parte dei propri uomini e di ammirazione da parte dei nemici. Strabone e Tacito ci dicono, infatti, che esse seguissero in battaglia i loro uomini, li incitassero al combattimento, ne curassero le ferite

. Miti e leggende nacquero, dunque, intorno ad alcune di queste figure. Velleda, della tribù dei Bructeri, fu la più famosa e celebrata. Profetessa di fama indiscussa, fu venerata dalla sua gente come una Dea e

 Tacito la citò più volte nelle sue “Storie”. Viveva in un’alta torre, inaccessibile a tutti, se non ad un parente prossimo che le presentava le richieste di responsi da parte della gente, come fosse una vera Dea. La sua fama crebbe a dismisura soprattutto quando, nel 68 a.C. predisse la sconfitta delle Legioni Romane e la vittoria delle tribù dei Germani. Civile, capo dei Germani, per onorarla le inviò, assieme ad altri numerosi doni, la persona del Legato romano Munio Luperco

. Più volte, sempre secondo Tacito, Velleda fu chiamata perfino come testimone e garante delle alleanze delle tribù contro il comune nemico: Roma. Tale era la sua influenza. Purtroppo tutto è provvisorio a questo mondo. Allora come oggi. Le sorti del conflitto mutarono. Le Legioni romane, con il nuovo Legato, Ceriale, passarono al contrattacco. Ceriale devastò il territorio con implacabile ferocia e le varie tribù alleate di Civile si trovarono a pensare, come ci dice Tacito, in questi termini

: “…potendo scegliersi i padroni, è più onorevole sopportare i principi romani che le femmine germaniche…” con chiaro riferimento alla profetessa dei Bructeri. Il Legato di Roma da parte sua non mancò (con rispettose e velate minacce) di am

monire Velleda e la sua famiglia a desistere dall’istigare le tribù contro Roma. Il destino della druidessa si concluse proprio a Roma, dove fu condotta prigioniera

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ANTICA GALLIA - La dottrina dei Druidi
By mariapace2010, 14:41

ANTICA GALLIA – L’oscura e misteriosa dottrina dei DRUID

I “Guai ai vinti!

” Ci segue dai banchi della scuola il minaccioso e sprezzante grido del vincitore: Brenno, il grande condottiero, mentre getta la spada sulla bilancia colma dell’oro che dovrà riscattare Roma.

Siamo nel 390 a.C. e i vincitori erano i Celti, da noi meglio conosciuti come Galli, perché così li chiamerà Giulio Cesare quando conquisterà il loro territorio

. Ma chi erano questi Celti?

Erano il risultato della mescolanza di razze diverse (una sessantina, almeno), costituenti una unità di pensiero e di cultura e guidate dal più straordinario e misterioso corpo sacerdotale (dopo, con lo stesso potere, verrà solo il clero cristiano) mai esistito prima: i Druidi

. I Druidi!

Ma chi erano questi vegliardi dalle lunghe barbe bianche?

 Ad essi venivano (e vengono ancor oggi) attribuite cultura e conoscenza scientifica e tecnica che nulla avevano da invidiare a quelle degli Egizi, dei Caldei, dei Greci. Viene loro attribuita perfino una fede monoteistica e finanche la costruzione di giganteschi monumenti: uno tra i primi, quello di Stone henge

. In realtà, in entrambi i casi non è così.

  Si può parlare più di un politeismo localmente unificato e di una Divinità che si “manifestava” e rispondeva alle esigenze di quel posto e non di un monoteismo vero e proprio.

Un po’ come l’Egitto preistorico.

Quanto ai monumenti megalitici, questi erano preesistenti ed i sacerdoti si limitarono a celebrarvi i loro misteriosi riti

. Come in tutte le antiche religioni anche quella celtica aveva due livelli: uno superiore (metafisico) e uno inferiore (mitologico). Il primo, riservato ad una più ristretta cerchia (quali i sacerdoti e le sacerdotesse) e il secondo, di più facile comprensione, riservato invece alle categorie sociali più basse.

Il culto druidico era, infatti, un universo di simboli e figure incomprensibili ai più ed a cui avvicinarsi solo attraverso prove ed iniziazioni. A custodire tali e tanti segreti e misteri era soltanto il corpo sacerdotale: i Druidi, i quali, però, non ne lasciarono traccia e testimonianza scritta, preferendo tramandarle oralmente di generazione in generazione.

  Anche a presiedere alle Cerimonie Sacre erano i sacerdoti; cerimonie, in verità, misteriose ed inquietanti, spesso culminanti in sacrifici umani, che si consumavano nel profondo di oscure selve di querce, in grotte buie, ma anche al chiaro di luna. Questi sacerdoti costituivano il cardine della civiltà celtica e della sua unità. Il loro potere era enorme, ma si trattava di un potere spirituale e veniva esercitato attraverso gli Omphales, centri sacri, dove le popolazioni si univano per celebrare non solo feste religiose, ma anche giochi, attività commerciali, processi, e altro.

La parola Druido significa: molto saggio. L’etimologia più conosciuta della parola, però, è quella di Plinio: Drus, che in sanscrito significa bosco o albero e in celtico vuol dire quercia. Una seconda etimologia potrebbe essere quella di Freret e cioè: Da + Rhaidd che significano “divino” e “parlare”.

 Il significato, dunque, potrebbe essere: parlare di Dio. E ancora: Drui (irlandese), che significa “persona sacra” e Truwis (britannico) che vuol dire “dottore della verità”.

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Venerdì, 02. Marzo 2012
ANTICA GRECIA - La tragica fine del Sostituto
By mariapace2010, 14:23




Il termine sostituto indica oggi semplicemente una persona che svolge mansioni al posto di un’altra.

 Nelle antiche culture, però, all’epoca del Matriarcato, il Sostituto era una figura assai tragica ed infelice.

  Era al centro di una consuetudine davvero cruenta: così in Egitto come in Mesopotamia o Hattusa… Roma si salvò solo perché la sua storia è più recente. Il Grecia il Sostituto si chiamava Interrex ed era quasi sempre un ragazzo sui dieci anni, perché tanti erano gli anni di regno del Paredro. Oggi diremmo: Principe Consorte.

 Secondo i costumi dell’epoca la Regina si sceglieva, tra i giovani più forti e gagliardi, un Re-Sacro, il Paredro, per l’appunto, per procreare e regnare con lui fino a che questi avesse conservato forze e vigore. Dopo egli veniva ucciso e il suo sangue sparso sui campi per renderli fecond

i. Dieci anni.

 Tale era il tempo concesso ad un Paredro. Questo fino a quando non arrivò qualcuno che si rifiutò di sottostare al sacrificio e pretese una vittima in sua “sostituzione

”. Quel qualcuno si chiamava Enapione e pare fosse uno dei nipoti del famoso Minosse. Egli si rifiutò di morire, nonostante che il nuovo pretendente della Regina avesse, secondo le Leggi, superato le prove a cui era stato sottoposto e lo avesse vinto in regolare combattimento. (lotta libera, presumibilmente).

 Enapione si nascose in una cripta facendosi credere morto, ma “resuscitò” opportunamente (con l’aiuto di sostenitori) e in sua vece pretese il sacrificio di un fanciullo: l’ Interrex , ossia il Sostituto

. I Sostituti erano sempre fanciulli sui dieci anni, schiavi, prigionieri o ragazzi dotati e, non raramente, erano addirittura i figli dello stesso Re-Sacro in carica.

 Questo potrebbe dar luce a qualche mito o casi di parricidio da parte di principi-eroi, che ci appaiono incomprensibile, ma di cui la storia della Grecia Arcaica e perfino Minoica e Micenea, abbonda.

    L’Interrex veniva insediato sul trono con una cerimonia assai festosa. Regnava per un giorno, durante il quale gli era permessa ogni cosa, poi veniva drogato e ucciso

. Il Paredro tornava sul trono al fianco della Regina (il cui potere, però, cominciava a mostrare primi segni di debolezza)… fino a quando un nuovo pretendente, più forte e vigoroso, non fosse riuscito a toglierlo di mezzo.

    Non si sa per quanto tempo tale cruente costume abbia continuato a mietere fanciulli. Ad un certo momento della storia, però, il sacrificio dei fanciulli verrà sostituito da quello di un animale: capro o toro. O, come accadde in Egitto, da una cerimonia detta Zed o Giubileo: un rituale magico attraverso cui il Sovrano ritrovava energia e vigore

. A proposito di Giubileo, la regina Elisabetta II d’Inghilterra ha celebrato da poco il suo e il Papa si appresta a celebrare il proprio. Pratiche moderne, dunque, che affondano le radici in pratiche antiche.

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ANTICO EGITTO - Egizi: Politeisti o Monoteisti?
By mariapace2010, 14:14

Non è facile districarsi nell’affollato Olimpo delle Divinità egizie. E ciò, soprattutto a causa della proliferazione di un certo tipo di cinema e letteratura. Proveremo a semplificare l’argomento ed a renderlo meno ostico, partendo dal presupposto che la Religione dell’Antico Egitto non fu affatto immobile e statica (come spesso si equivoca), ma dinamica ed in continua evoluzione.

 Per meglio rendere l’idea, faremo un confronto con le moderne Religioni. Le attuali grandi Religioni monoteiste hanno tutte e tre una medesima radice: risalgono al patriarca Abramo, fondatore dell’Ebraismo.

 Già da subito, però, (leggendo la Bibbia), scopriamo l’apertura al suo interno di varie correnti: ai tempi della dominazione romana ve n’erano molte. Ne cito alcune: Esseni, Farisei, Sadducei, Zeloti e molte altre

. La prima grande svolta, però, circa duemila anni or sono, la impresse Cristo, fondatore del Cristianesimo: Dio, però, era sempre lo stesso, anche se si preferì chiamarlo Padre Eterno, piuttosto che Yeowa.

    Neppure il Cristianesimo fu un pensiero statico: già nel secondo secolo si contavano varie dottrine e più tardi, come sappiamo, i cambiamenti che si verificarono furono radicali: citerò solo il fenomeno del Protestantesimo, ma ancora oggi, sette e tendenze, continuano a spuntare come funghi dopo la pioggia., soprattutto in presenza di eventi straordinari. (vedi l’approssimarsi dei “millenni”)

. Una seconda grande svolta, tra il VII e l’VIII secolo d.C. la dette Maometto; non era un “figlio di Dio” come Cristo, ma solo un Profeta… Dio, però, era, sia pur con il nuovo nome di Allah, ancora il medesimo e anche l’Islamismo fu percorso da correnti varie. La stessa cosa accadde in seno alla cultura filosofica religiosa dell’Antico Egitto e ciò, qualche millennio prima della nascita dell’Ebraismo

. A questo punto viene spontanea una domanda: gli Antichi Egizi erano monoteisti o politeisti? Per buona pace di coloro che hanno sempre creduto in un politeismo egizio… ebbene, no! Gli Antichi Egizi, alle origini, erano monoteisti ed adoravano il Neter-wa, ossia il Dio-Uno, che identificavano nel Sole o, più precisamente, credevano che il Sole fosse la “manifestazione” della Divinità., come “manifestazioni divine” fossero molti fenomeni della natura.

 Soltanto in seguito, durante il lungo percorso della loro civiltà e il contatto con altre culture, quelle “manifestazioni” divennero Dei o Figli di Dio. A questo punto è utile qualche cenno sulla “Genesi” egizia, i cui canoni vennero fissati in un “Concilio”, nel Tempio di Ra ad On, la Heliopolis dei greci, prima ancora dell’epoca della costruzione delle Piramidi. All’inizio c’era il NUN: il Caos Primordiale, nelle cui Acque, Atum il Creatore, viveva in totale immobilità. Stanco di quella solitudine, Egli procreò due figli: Tefnut, l’Umidità, e Shu, l’Aria. Questi, a loro volta, generarono due figli: Geb, la Terra, e Nut, il Cielo. Strettamente e sessualmente avvinghiati, queste due Divinità giacevano immobili nel Nun, fino a quando Shu, geloso della figlia, non li separò

. Quell’atto dette inizio al fenomeno della “Vita” che fu annunciata dal Bennu, la Fenice, l’Uccello dell’Annunciazione, che, dall’alto del Ben-Ben, la prima Terra Emersa, annunciò la Creazione della Vita. Geb e Nut ebbero quattro figli: Osiride, Iside, Seth e Nefty e qui termina la cosiddetta “Dottrina Memfitica”, professata a Memfi, (proprio come un Vecchio Testamento) e si apre la “Dottrina Osiriaca , professata ad Abidos (come un Nuovo Testamento).

 In questa Dottrina fa la comparsa il dio Horo, figlio di Osiride e Iside (di cui parleremo in altra sede), ma conosciamo anche Anubi, figlio di Osiride e Nefty,. In seguito arrivarono nuove Divinità e altre del passato, invece, si persero o si potevamno incontrare solo nei "Testi delle Piramidi".

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ANTICO EGITTO - Piramide: la sua vera funzione
By mariapace2010, 14:10

PIRAMIDI: quale la loro vera funzione?

   Studiosi e non, ancor oggi continuano a discutere sulla finalità e funzione della Piramide egizia. Osservatorio astronomico, Scala celeste… perfino astronave extraterrestre (vedi simpatizzanti Ufologia): la bizzarria delle teorie in proposito non ha avuto davvero limite

. Forse l’arcano è più chiaro e trasparente della tendenza a fantasticare. Forse basta solo analizzare il termine. Piramide: il termine comparve per la prima volta in un testo ebraico ad Alessandria d’Egitto qualche secolo prima di Cristo ed era la traduzione di un termine greco.

 Per comprendere ed accettare quello che per gli studiosi seri non è teoria ma certezza, occorre fare una breve, ma illuminante premessa. Hut in antico egizio significa dimora. Dimora in senso lato.( es. Tizio ha scelto Torino come propria dimora) Per indicare la dimora in senso stretto, gli antichi egizi usavano due termini, entrambi riferiti alla dimora come struttura fisica: casa, edificio, palazzo…

 I due termini erano: - Per: usato per indicare la casa, edificio o palazzo abitato da persona viva.

   - Mer: era, invece, la casa, edificio o palazzo abitato da persona defunta

  Con il termine Per, occorre precisare, gli antichi egizi non indicavano soltanto la struttura geometrica a forma piramidale, ma tutte le altre strutture che componevano l’intero complesso funerario.

  Le Piramidi egizie, dunque, erano tombe. Erano anche Scale Divine con cui il Ka (spirito) del Sovrano potesse raggiungere le Stelle Imperiture, ma erano tombe. Soprattutto tombe: edifici atti ad accogliere spoglie mortali.

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Mercoledì, 29. Febbraio 2012
ANTICO EGITTO... che passione!
By mariapace2010, 18:55

Chi non ha subito il fascino delle Piramidi e della Sfinge? Chi non ha discusso sulla loro datazione e i loro costruttori? A costruire quelle meraviglie, sono stati gli Antichi Egizi oppure dobbiamo scomodare Atlantidini ed extraterrestri, riconoscendo ai Faraoni il solo ruolo di custodi? Oggi spuntano teorie al riguardo con la stessa proliferazione dei foruncoli sul volto di un adolescente. Proviamo, è vero, una certa inquietudine davanti ad immagini di Divinità come ANUBI, il Dio dalla testa di Sciacallo, HAPY, dalla testa di Toro o SEKHMET dalla testa di Leonessa. In verità, è la stessa inquietudine che proviamo davanti all’immagine del Minotauro di Creta o di altre misteriose Divinità del Mediterraneo. Enigmi e Misteri circondano certi luoghi e certe Divinità. Ma che cos’è un Enigma o un Mistero? Gli antichi Testi Sacri, di qualunque cultura e religione, grondano mistero ad ogni pagina. Il dizionario testualmente spiega: ciascuna delle Verità soprannaturali ed incomprensibili per la mente umana, che i fedeli sono tenuti a credere. A questo punto, mi dispiace di dover infrangere qualche romantica illusione, ma, riguardo agli Antichi Egizi, Misteri ed Enigmi sono solo la scarsa conoscenza che ancora oggi si ha di quel popolo antico; Misteri ed Enigmi che lo studio e la ricerca svelano ogni qual volta si fa una nuova scoperta e le scoperte sono continue ed inarrestabili: 6 mila anni di storia sono tanti. Tralasciando la Preistoria. Straordinaria la cultura egizia, che noi, gente moderna, tendiamo a definire unica e misteriosa. Unica, certamente sì! Molte delle credenze religiose del mondo moderno affondano le radici proprio in quella filosofia di vita: il Giudizio Divino dopo la morte, il mito di Neith, Dea Vergine-Madre; quello di Usir (Osiride), Dio morto e risorto. Perfino il mito della Separazione delle acque (vedi Bibbia e Mosè) trova radici in un antichissimo racconto datato almeno 5 mila anni. E le conoscenze scientifiche? Ogni cultura, ogni epoca ha avuto il suo Genio. L’età classica ha avuto Archimede, Pitagora, ecc… L’età moderna ha avuto Leonardo, Galilei, Newton ed altri… L’antico Egitto ha avuto Imoteph, Senmuth ed altri. Io sarei un po’ più cauta con Enigmi e Misteri e non mortificherei l’ingegno del popolo egizio, né gli assegnerei il ruolo di semplice “custode” di opere erette da “altri”. Da chi? Credete davvero che un certo Sovrano si sia alzato un mattino ed abbia ordinato di erigere una Piramide? Magari sotto la supervisione di qualche extraterrestre? Non è così! Ci sono voluti secoli di studi, ricerche e tentativi (spesso falliti) prima di giungere alla perfezione di quella che il mondo moderno considera una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico. Noi, gente moderna, nonostante il computer e nonostante la conquista dello spazio, abbiamo ancora la tendenza a sintetizzare con il termine Mistero tutto ciò che ignoriamo o non comprendiamo. E così, dopo tanto preambolo, sarà chiaro a tutti che la mia è un’autentica passione?

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